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Chiusa: città degli artisti
Anche se Chiusa, che fu denominata „città” a partire dal 1308, si arricchì grazie agli scambi commerciali e alle miniere attive nel tardo Medioevo, attirò, specialmente nella seconda metà del secolo XIX numerosi intellettuali e persone legate al mondo della cultura e divenendo così, famosa come “città degli artisti”. . Da sempre Chiusa ha ispirato gli animi sensibili all’arte. Albrecht Dürer per esempio, scelse l’immagine della città con il monastero di Sabiona come sfondo per una delle sue famose incisione su rame “La grande fortuna”. Il letterato Ignaz Vinzenz Zingerle nel 1867 si convinse di avere individuato nel maso Vogelweider, a Novale di Laion, il luogo di nascita di Walther von der Vogelweide, poeta medievale. La sala Walther, dell’allora albergo Lampl divenne teatro di feste e incontri musicali, con letture e bevute ispirate al celebre “Minnesänger” Walther von der Vogelweide. Ciò attirò la curiosità dei forestierei e così, sul finire dell’Ottocento, centinaia di artisti, tra i quali nomi noti come Spitzweg, Defregger, Wallot e von Thiersch, soggiornarono a Chiusa aggiungendosi ad artisti del posto come gli scultori Rabensteiner e Piffrader. Ernst Loesch, pittore di Norimberga (Germania), trascorse per decenni parte dell’anno a Chiusa. Dai suoi soggiorni scaturirono i racconti pubblicati nel 1921 “Verschwundene Gestalten” e “Aus sonnigen Tagen im Eisacktal”, che insieme ai suoi disegni e dipinti restituiscono una Chiusa ormai dimenticata.
Chiusa però, non ha smesso di attirare numerosi ospiti, che anche oggi sono affascinati dal pittoresco nucleo storico e dal paesaggio di rocce, vigneti, castelli e masi intorno a questa città, alla “città degli artisti”.
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